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News
09/01/2014
Etimos Foundation nell'Advisory Board italiano della Task force del G8 sul Social Impact Investment

Marco Santori rappresenta Etimos Foundation all’interno dell’Advisory Board italiano della Task Force del G8 sul Social Impact Investment, che si è riunito per la prima volta il 17 dicembre 2013.

Che cos’è la Social Impact Task Force?

È stata istituita in occasione del G8 Social Impact Investment Forum di giugno 2013 e comprende i rappresentanti di cinque Paesi: Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti. Per l’Italia partecipano: Giovanna Melandri, presidente di Uman Foundation, Mario La Torre dell’Università La Sapienza di Roma, e Mario Calderini, consulente dell’ex ministro Francesco Profumo e professore alla School of Management del Politecnico di Milano.

Di cosa si occupa?

In un contesto internazionale caratterizzato dalle conseguenze della crisi finanziaria – che comportano anche nei paesi sviluppati fenomeni di diffuso impoverimento, crescita della disoccupazione e tagli sempre più ampi di risorse destinate alle politiche di welfare pubblico – la Task Force vuole diffondere la consapevolezza che è possibile utilizzare risorse alternative o aggiuntive rispetto alla fiscalità pubblica per finanziare servizi primari a sostegno di popolazioni o fasce di popolazione in difficoltà. In questo ambito intermedio tra stato e mercato, che in Italia abbiamo chiamato Terzo settore prima e impresa sociale oggi, è possibile coniugare il valore sociale degli interventi con la loro sostenibilità e replicabilità. Questo significa assicurare, nel lungo periodo, ai capitali che finanziano questi interventi forme di remunerazione che li trasformano da puro costo a potenziale investimento.

Che cos’è l’Advisory Board italiano della Task Force?

La Task Force ha due obiettivi sostanziali: fotografare lo stato dell’arte degli investimenti sociali paese per paese e indurre i governi a introdurre strumenti di standardizzazione e metriche condivise di misurazione dell’impatto sociale. Su questi due fronti è chiamata a produrre un report entro la fine del 2014. Per questo sono stati creati degli Advisory Boards, ovvero dei comitati consultivi paese per paese, che coinvolgono i rappresentanti delle principali organizzazioni impegnate da anni nel settore. A cascata verranno creati dei gruppi di lavoro con focus specifici: misurazione dell’impatto, strumenti operativi, modelli di governance dei fondi, cooperazione internazionale.

La peculiarità italiana nel dibattito sul Social Impact Investment

L’Italia, come spesso accade, rischia di collocarsi un passo avanti agli altri Paesi per alcuni aspetti, due passi indietro per altri. Cosa significa? Come è emerso da tutti i partecipanti al primo incontro, è indubbio che possiamo vantare molti punti di forza: una struttura di welfare che riconosce un ruolo fondamentale alla cooperazione sociale, esperienze di finanza sociale diffuse e originali, una sorta di umanesimo sociale che caratterizza molte delle strutture e dei corpi intermedi della società. Dall’altra parte esiste una frammentazione degli interventi che evidenzia singole esperienze di straordinaria eccellenza in un contesto dove però mancano sia una regia unitaria che una capacità di mobilitazione di risorse ingenti per allargare la scala di intervento e dunque l’impatto delle singole azioni. Rispetto a questi limiti, ha senso andare verso una riproposizione del modello inglese della Big Society? È una delle domande cui l’Advisory Board italiano è chiamato a rispondere.

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